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Nuove Linee guida per il controllo del Green Pass nella PA

Disponibile il DPCM firmato da Draghi di concerto con i Ministeri della PA e della Salute contenente le Linee guida per il controllo del #greenpass nella P.A. Ecco le principali indicazioni:


✅Non è possibile autocertificare il possesso del Green Pass. Bisogna sempre presentare il QR Code (anche cartaceo).

✅Nessuna deroga

✅ La condizione deve essere dimostrata al momento dell’accesso al luogo di lavoro

✅ Green Pass per i corrieri che accedono agli uffici della PA

✅ Possibilità di integrazione del sistema di verifica nei dispositivi usati per la misurazione della temperatura

✅ Controlli giornalieri di almeno il 20% (con rotazione dei controlli, prioritariamente nella fascia antimeridiana) qualora il controllo non avvenga all’atto dell’accesso al luogo di lavoro

✅ Coinvolgimento del Medico Competente per il controllo dei soggetti esenti dalla campagna vaccinale

Fonte: Ing. Fabio Moscatelli

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Pubblicato – Green Pass Aziende Private – 21 FAQ Risolte

Green Pass Aziende Private – 21 FAQ Risolte è lo strumento per accedere alle risposte operative a  21 quesiti specifici sull’applicazione del Green Pass alle aziende private secondo il DL 127/2021.

I quesiti risolti sono i seguenti:

1)  Chi può controllare l’obbligo del green pass dei lavoratori?
2) Chi deve segnalare le violazioni dell’obbligo di green pass in azienda al prefetto?
3) Può essere richiesto anticipatamente il Green Pass prima dell’ingresso in azienda?
4) Come deve essere incaricato il responsabile dei controlli in azienda?
5) I soggetti esterni all’azienda possono essere incaricati ai controlli?
6) Chi può svolgere i controlli?
7) Il lavoratore senza Green Pass quali ripercussioni ha sulla busta paga e sui contributi?
8) Nello studio associato chi è il responsabile dei controlli?
9) Chi esegue i controlli in azienda può chiedere il documento di identità al lavoratore/visitatore/fornitore?
10) Come deve essere tracciato il controllo del green pass all’ingresso dell’azienda?
11) Il responsabile dei controlli deve essere formato?
12) Come viene calcolata la sanzione nel caso gli enti preposti al controllo verifichino la presenza di un lavoratore che per più giorni è stato ammesso in azienda senza Green Pass?
13) Come deve essere gestito il lavoratore senza Green Pass?
14) Come deve essere gestito il controllo del Green Pass dei lavoratori appartenenti ad altra azienda o autonomi?
15) Chi deve provvedere al pagamento della eventuale sanzione in uno studio associato?
16) Cosa succede se il Green Pass scade durante l’orario di lavoro?
17) Come deve essere gestito il Green Pass per i lavoratori somministrati?
18) Che cosa succede se un lavoratore in somministrazione si presenta in azienda senza green pass, nonostante sia stato informato dall’agenzia?
19) Chi accede allo studio professionale senza essere un «lavoratore» va comunque controllato?
20) Il datore di lavoro deve pagare il tampone nei confronti del dipendente?
21) In quali casi il tampone è gratuito?

Una volta effettuato il pagamento accedi entro 1 ora all’area riservata del sito per consultare tutte le risposte.

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 6 – possibili le verifiche anticipate da parte dei datori di lavoro

Il Decreto “Capienze” dell’8/10/2021 modifica le modalità di verifiche del Green Pass nei luoghi di lavoro.

L’articolo 3, prevede che «in caso di richiesta da parte del datore di lavoro, derivante da specifiche esigenze organizzative volte a garantire l’efficace programmazione del lavoro, i lavoratori sono tenuti a rendere le comunicazioni» relative al green pass «con un preavviso necessario a soddisfare le predette esigenze organizzative».

I datori di lavoro, pubblici e privati, potranno verificare il possesso del green pass da parte dei lavoratori anche in anticipo e prima dell’ingresso in ufficio o in azienda, per garantire la «programmazione del lavoro».
E la mancata comunicazione al datore di lavoro, anche in anticipo, del possesso del certificato, farà scattare subito la sospensione dello stipendio, perché il datore di lavoro potrà considerare il lavoratore subito come assente ingiustificato.

Fonte: Avv. Stefano Leone Linkedin

 

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 5 – Green Pass che scade durante orario di lavoro. Che fare?

Cosa succede se il Green Pass scade durante l’orario di lavoro, pur essendo stato valido al momento dell’accesso in azienda?

Questo può succedere ad esempio se il lavoratore ha effettuato un tampone negativo che ha una validità di 48 ore.
Si potrebbero creare dal 15 ottobre 2021 con l’entrata in vigore del DL 127/2021 una situazione di grave disagio per le attività economiche, con il loro rallentamento e nei casi più gravi con l’interruzione di servizi anche essenziali

La risposta al quesito arriva dagli art. 1 e 3 del DL 127/2021 che prevedono sia per il settore privato che pubblico l’obbligo del Green Pass ai fini dell’accesso ai luoghi di lavoro.

_ e’ il momento dell’accesso al luogo di lavoro quello in cui la verifica della validità del green pass deve essere effettuata dal datore di lavoro
_ non assume alcun rilievo la scadenza del green pass durante la giornata lavorativa

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 4 – I documenti che legittimano l’accesso

Quanto ai documenti che legittimano l’accesso, al momento attuale essi possono essere solamente due: il green pass (emesso per una delle tre causali note, vaccinazione, guarigione e tampone negativo) o il certificato di esenzione (regolato
dalla circolare 4 agosto 2021 del Ministero della salute).

In particolare, a supporto dell’eventuale adozione di tamponi in situazioni di emergenza al fine di consentire l’accesso al luogo di lavoro, si evidenzia che il tampone che legittima il rilascio del green pass è (Dl 52/2021, art. 9, co. 1, lett. d) il
“test antigenico rapido: test basato sull’individuazione di proteine virali (antigeni) mediante immunodosaggio a flusso laterale, riconosciuto dall’autorità sanitaria ed effettuato da operatori sanitari o da altri soggetti reputati idonei dal Ministero della
salute”.
La legge 16 settembre 2021, n. 126, nel convertire, con modificazioni, il Dl 105/2021, ha introdotto l’ulteriore modalità di esecuzione del tampone molecolare “su campione salivare e nel rispetto dei criteri stabiliti con circolare del Ministero della salute, con
esito negativo al virus SARS-CoV-2”.
Inoltre, si ricorda che la certificazione verde COVID-19 rilasciata sulla base del tampone ex art. 9, co. 2, lett. c) del Dl 52/2021, ha una validità di quarantotto ore dall’esecuzione del test ed è prodotta, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche, da quelle private autorizzate o accreditate e dalle farmacie che svolgono i test, ovvero dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta.
Si ricorda, da ultimo, che la legge 16 settembre 2021, n. 126, nel convertire, con modificazioni, il Dl 105/2021, ha, tra l’altro, esteso la durata del green pass “vaccinale” a 12 mesi.

Fonte: Guida Confindustria

L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 3 – Casistiche
L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 2 – Le modalità del controllo

L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 1

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 3 – Casistiche

a. Lavoratore che si reca direttamente nel luogo della prestazione di lavoro e non in azienda
Si verifica spesso l’ipotesi del lavoratore che si reca non in azienda ma direttamente nel luogo ove deve rendere la prestazione. In questo caso, il controllo deve essere operato dal titolare della struttura presso la quale egli si reca (art. 9-septies, co. 2) o
anche, nell’ipotesi di trasferta mediante mezzi di trasporto pubblico ultraregionale, dal vettore. In questi casi si ritiene che, per effetto del controllo che dà esito negativo, il datore di lavoro debba imporre un obbligo contrattuale di immediata
comunicazione. Esso potrebbe, ad esempio, fondarsi sulla previsione di un obbligo contrattuale di comunicazione da parte del committente (es. mancato accesso nel luogo di svolgimento della prestazione) o dello stesso lavoratore (es. mancato
accesso al treno) al datore di lavoro del prestatore non ammesso al lavoro ovvero colto senza certificato all’interno del luogo di lavoro. Teoricamente, lo stesso modello potrebbe essere adottato anche per i lavoratori in trasferta all’estero.

b. Il lavoro in turni
Altra ipotesi riguarda il lavoro in turni, anche notturni. In questa situazione, sembra opportuno che il controllo sia affidato al personale della vigilanza (dal momento che, se si esegue attività lavorativa, detto personale debba sempre essere presente in
azienda).


c. Individuazione del perimetro aziendale
Altra questione riguarda il concetto di accesso nei luoghi in cui è svolta l’attività lavorativa, ossia se debba intendersi il perimetro aziendale esterno ovvero l’accesso all’interno dei luoghi della produzione. Premesso che si tratta di una valutazione
legata all’organizzazione di ciascuna azienda, il rischio viene introdotto nel momento in cui si entra nei luoghi accessibili alla comunità lavorativa. La norma non fa alcun riferimento ai luoghi al chiuso: si pensi, quindi, al cantiere edile ovvero all’azienda
che dispone, all’interno del recinto aziendale ma al di fuori del perimetro produttivo, luoghi per il deposito di materiali o ambiti ai quali accedono i fornitori esterni. Ne consegue che sembra opportuno dare una accezione estensiva alla nozione di luogo
di lavoro.

Fonte: Linee Guida Confindustria

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 2 – Le modalità del controllo

La disposizione, nel prevedere l’obbligo di verifica, rimette al datore di lavoro l’obbligo (sanzionato in via amministrativa) di elaborare, entro il 15 ottobre 2021, le modalità di tale processo.

In secondo luogo, la norma non richiama mai il Protocollo, per cui non sembra che siano richiesti (ma non siano nemmeno preclusi) né la sua modifica, né il coinvolgimento del Comitato da esso previsto.

a) Il controllo a campione.
Per quanto il controllo, secondo la norma, possa essere anche a campione, riteniamo opportuno sollecitare una particolare attenzione a tale eventuale scelta, in quanto questa modalità – per quanto evidentemente semplificativa degli adempimenti – non sembra pienamente coerente con né con l’obbligo generalizzato e sanzionato di possesso del green pass, né con la logica sostanziale e prevenzionale di impedire a chiunque sia privo di certificato di fare ingresso in azienda.

b) Il momento del controllo
Il controllo dovrebbe essere adottato “preferibilmente”, quindi non necessariamente, all’ingresso. Un controllo diffuso all’ingresso risponde sicuramente alle finalità sostanziali, mentre una verifica randomica durante l’attività non consente di assicurare né che in
azienda non siano presenti lavoratori senza green pass, né di impedire efficacemente la diffusione del virus.
Il controllo (anche a campione) successivo all’ingresso nel luogo di lavoro rischia anche di generare contenziosi a causa del differente trattamento sanzionatorio, in quanto si potrebbe ritenere che la scelta possa essere discriminatoria: un lavoratore controllato durante il lavoro che non ha il certificato, oltre alla sanzione amministrativa, potrebbe essere licenziato (restano, infatti, in vigore le sanzioni contrattuali), mentre se lo stesso controllo fosse stato adottato all’ingresso vi sarebbe solamente la sospensione dalla retribuzione, con preclusione di ogni sanzione disciplinare, soprattutto di natura estintiva del rapporto di
lavoro.

c) Conseguenze operative della mancata presentazione del certificato
Il lavoratore che comunichi di non possedere il green pass o che non possa fare ingresso in azienda per mancanza del certificato viene considerato assente ingiustificato fino alla sua presentazione in azienda con un documento valido. Ciò impone al datore di datore di registrare e gestire l’assenza del lavoratore e il controllo del rientro con green pass valido.
Si ritiene che la comunicazione da parte del lavoratore del mancato possesso di green pass debba in ogni caso precedere l’ingresso in azienda (sul punto, v. anche approfondimento successivo), dal momento che, dopo l’ingresso in assenza di certificato, egli è già
sanzionabile.
Il fatto che il datore di lavoro sia chiamato, a pena di sanzione amministrativa, a stabilire le modalità del controllo rende dunque necessario organizzare il controllo prevedendone formalmente le procedure e la documentazione per giustificare adeguatamente la
comunicazione della violazione al Prefetto. Questo impone di regolare adeguatamente e formalmente la procedura, gli strumenti adottati, i riferimenti all’identità dei soggetti controllati, la formalizzazione del soggetto addetto al controllo (la previsione che debbano sempre in due sembra costituire una tutela per la dimostrazione della correttezza dell’operato di fronte ad eventuali contestazioni), la tracciatura formale della verifica negativa.

Fonte: Linee Guida Confindustria

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L’estensione del Green pass al lavoro privato – parte 1

L’obbligo del green pass: i soggetti destinatari

L’art. 3 del Dl 127/2021iseriscel’art. 9-septies nel Dl 52/2021, che disciplina l’impiego delle certificazioni verdi COVID-19 nel settore privato.

Per effetto di tale disposizione, dal 15 ottobre al 31 dicembre, termine dello stato di emergenza, sono obbligati, per accedere al luogo nel quale svolgono l’attività lavorativa, ad avere ed esibire il green pass:
• tutti i lavoratori del settore privato;
• i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro afferenti al settore privato, anche sulla base di contratti esterni, ivi compresi i lavoratori autonomi ed i collaboratori non dipendenti.
Sul piano sostanziale, non ha senso escludere i lavoratori impiegati con contratti differenti da quello di lavoro subordinato, in quanto essi introducono il medesimo rischio e ne sono assoggettati al pari dei lavoratori dipendenti, per cui il riferimento al controllo da parte del proprio datore di lavoro è solamente eventuale (ossia quando vi sia un datore di lavoro),
restando comunque dovuto quello del datore di lavoro “ospitante” presso il quale l’attività è eseguita.
Per quanto riguarda la somministrazione, posto che il possesso del green pass è un requisito di legge, si ritiene che sia onere del somministratore assicurarsi, per poter adempiere al proprio obbligo contrattuale verso l’utilizzatore, che il lavoratore sarà sempre
in possesso dei requisiti per l’esecuzione della prestazione lavorativa. L’eventuale impossibilità di assicurarsi la prestazione del lavoratore da parte dell’utilizzatore potrà, quindi, essere fonte di responsabilità contrattuale per l’agenzia di somministrazione. Onere dell’utilizzatore sarà, invece, quello di verificare il possesso e l’esibizione del green pass da parte del lavoratore.

Fonte: Linee Guida Confindustria

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Pubblicato Kit aggiornamento Protocollo Covid-19 all’obbligo del Green Pass

Kit aggiornamento Protocollo  Green Pass è la raccolta dei documenti in formato MS Word per realizzare l’aggiornamento richiesto dal 15 ottobre 2021, quando entrerà in vigore l’obbligo per il datore di lavoro di verificare la Certificazione Verde (Green Pass), per i dipendenti e i lavoratori esterni che si recano in azienda.

E’ necessario implementare i protocolli Covid-19 già in essere con procedure scritte che diano evidenze del controllo effettuato e delle misure applicate.

I documenti del Kit consentono di effettuare tale aggiornamento in modo veloce e completo. Il Kit è costituito da:
_ Check list verifica adempimenti richiesti dal DL 127/2021 e dal Reg. Ue 2016/679
_ Modello di delega di funzione per il Responsabile della verifica
_ Informativa trattamento dati personali Green Pass
_ Procedura verifica Green Pass

Tutti i documenti sono in formato MS Word personalizzabili.

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