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Perchè l’aggiornamento dei modelli 231 ai reati tributari deve essere sostanziale!

L’aggiornamento dei modelli 231 ai reati tributari deve essere sostanziale!

Sì, è questo quello che deve avvenire, perchè in molti ritengono che sia sufficiente inserire nei modelli 231, le procedure contabili già presenti in azienda e che “appaiono” sufficienti a garantire eventuali sanzioni.
Ma non è così, tutt’altro! La spiegazione la fornisce in un interessante articolo pubblicato su NTplusfisco Il Sole 24 ore, l’Avvocato Angela Monti, presidente della Camera degli avvocati tributaristi di Milano.

L’autore parte da un interessante quesito: è possibile ritenere sostanzialmente adeguato un modello che richiami pedestremente le procedure contabili che già hanno dimostrato la loro solidità ed efficienza ai fini, ad esempio, del controllo di gestione?

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La risposta viene fornita analizzando il reato “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici» all’articolo 3 del Dlgs 74/2000”.

L’autore sostiene che si tratta di  un reato di cui può essere imputabile «chiunque». La condotta rilevante infatti è rappresentata non solo e non tanto dall’utilizzo di documenti falsi diversi dalle fatture ma in generale dal compimento di «operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente» o comunque dall’utilizzo di altri mezzi fraudolenti «idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria».

E questo ha come conseguenza che le misure di prevenzione del reato dovranno riguardare non solo l’aspetto tecnico-contabile (che certamente avrà rilievo) ma la “sostanza” delle operazioni rappresentate nelle scritture contabili e nella dichiarazione dei redditi.

Link articolo

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Coronavirus: buone prassi per chi svolge i corsi di formazione

Il Coronavirus colpisce anche le attività di formazione professionale, con lo stop nelle aree geografiche dove le ordinanze ne hanno bloccato lo svolgimento, e con l’applicazione di buone prassi ove invece si continueranno a svolgere.
AIFOS ha pubblicato una guida operativa molto interessante che riassume nei seguenti punti cosa fare per ridurre o evitare il contagio nei casi in cui sia possibile svolgere corsi in aula.

– Cercare di organizzare corsi con pochi corsisti facendoli stare seduti il più possibile staccati l’uno dall’altro (se possibile almeno un metro l’uno dall’altro, meglio se due).
– Cercare di tenere almeno due metri di distanza tra il formatore ed i corsisti.
– Prima dell’inizio del corso presentare delle slide per informare i corsisti sul rischio e sulle misure da rispettare e sensibilizzare gli stessi sui corretti comportamenti (usare i riferimenti del Ministero della Salute ripresi anche di seguito).
– Prima e dopo il corso sanificare piani di lavoro presenti nella sala ove avviene il corso, pulire e sanificare prima e dopo il corso le maniglie delle porte ed altre attrezzature utilizzate. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina).
– Utilizzare sanificanti spray per termoconvettori all’inizio dei corsi e durante le pause
– Prima, dopo e nelle pause del corso areare ampiamente la sala corsi aprendo le porte e le finestre. Si possono usare anche spray disinfettanti sulle sedie e le superfici.
– Lavarsi spesso le mani, prima e subito dopo il corso con acqua e sapone con proprietà disinfettanti e durante il corso con soluzioni disinfettanti idroalcoliche.
– Non toccare durante la formazione occhi, bocca e naso.
– Evitare di stringere la mano alle persone.
– Evitare di parlare a stretto contatto con i corsisti e sospendere i corsi BLSD e BLS.
– Starnutire e tossire nell’incavo del braccio.
– Ove possibile prevedere dei bidoni porta rifiuti chiusi dove buttare i fazzoletti di carta usa e getta.

 

 

 

 

 

 

 

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Coronavirus: le indicazioni del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute con la circolare del 3/2/2020 ha pubblicato una circolare rivolta ai datori di lavoro, contenente indicazioni per prevenire l’eventuale diffusione del contagio.

“…..Con riguardo, specificatamente, agli operatori di cui all’oggetto si rappresenta
preliminarmente che, ai sensi della normativa vigente (d. lgs. 81/2008), la responsabilità di tutelarli
dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente.

1 Si raccomanda di utilizzare solo informazioni disponibili presso i siti WHO (www.who.int), ECDC (www.ecdc.eu), Ministero Salute (www.salute.gov.it), ISS (www.iss.it).

Le misure devono tener conto della situazione di rischio che, come si evince dalle
informazioni sopra riportate, nel caso in esame è attualmente caratterizzata in Italia dall’assenza di
circolazione del virus.
Inoltre, come si evince dalla circolare del 31/1/2020 relativa all’identificazione dei casi e dei
contatti a rischio, questi ultimi sono solo coloro che hanno avuto contatti ravvicinati e protratti con
gli ammalati.
Pertanto, ad esclusione degli operatori sanitari, si ritiene sufficiente adottare le comuni misure
preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria, e in particolare:
• lavarsi frequentemente le mani;
• porre attenzione all’igiene delle superfici;
• evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali.
• adottare ogni ulteriore misura di prevenzione dettata dal datore di lavoro.
Ove, nel corso dell’attività lavorativa, si venga a contatto con un soggetto che risponde alla
definizione di caso sospetto di cui all’all. 1 della circolare Ministero Salute 27/1/2020 (che aggiorna
quella precedente del 22/1/2020)2
, si provvederà – direttamente o nel rispetto di indicazioni fornite
dall’azienda – a contattare i servizi sanitari segnalando che si tratta di caso sospetto per nCoV.
Nell’attesa dell’arrivo dei sanitari:
• evitare contatti ravvicinati con la persona malata;
• se disponibile, fornirla di una maschera di tipo chirurgico;
• lavarsi accuratamente le mani. Prestare particolare attenzione alle superfici corporee
che sono venute eventualmente in contatto con i fluidi (secrezioni respiratorie, urine,
feci) del malato;
• far eliminare in sacchetto impermeabile, direttamente dal paziente, i fazzoletti di carta
utilizzati. Il sacchetto sarà smaltito in uno con i materiali infetti prodottisi durante le
attività sanitarie del personale di soccorso.

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Aggiornamento reati tributari modelli 231: le funzioni aziendali coinvolte

L’aggiornamento del Modello 231 ai reati tributari richiede un approccio integrato in cui devono essere presi in considerazione sia il Sistema dei Controlli Interni e sia il sistema gestione del rischio fiscale sviluppato.

Le funzioni aziendali di controllo sono le componenti principali del Sistema dei controlli interni. Le possiamo così individuare.

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Il Dirigente Preposto
Il Tax Compliance Officer (se presente)
La Funzione Compliance
L’organismo di vigilanza 231
La funzione Antiriciclaggio
In generale è indispensabile per la prevenzione dei reati societari e tributari, il  coordinamento con il Dirigente Preposto.

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Un caro saluto!

Dr. Matteo Rapparini
CEO Edirama
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Help DPO: le attese di migliaia di professionisti deluse dal mercato!

Riportiamo le interessanti riflessioni del presidente di Federprivacy (Nicola Bernardi) pubblicate su Agendadigitale.eu, sullo stato attuale della professione di DPO.


Nell’articolo Bernardi analizza in modo molto impietoso l’attuale situazione professionale dei DPO, migliaia di professionisti (oltre 53.000 quelli registrati sul sito del Garante Privacy) delusi da aspettative tradite da un mercato che, ricorda Bernardi “sin dagli inizi è stato caratterizzato da una folle corsa al ribasso da parte della pubblica amministrazione avallata da consulenti improvvisati, che pur di aggiudicarsi il maggior numero possibile di incarichi si sono svenduti per cifre inverosimilmente troppo basse rispetto al tempo e alle risorse effettivamente necessarie per fornire decorosamente la prestazione”

Bernardi, in virtù del punto di osservazione privilegiato, in qualità di presidente di Federprivacy, cita le “migliaia di segnalazioni ricevute da Dpo frustrati ed avviliti che vengono pagati con due spiccioli, che sulle questioni che hanno impatti sui dati personali vengono consultati solo a giochi fatti, che incontrano ostruzionismo o indifferenza da parte dei vertici aziendali, e che si trovano con le mani legate senza neanche la libertà di decidere di andare ad un corso di aggiornamento”.

Nell’articolo, il cui contenuto integrale potete consultare dal link in fondo alla pagina, sono indicate le nuove figure professionali che nei prossimi anni saranno maggiormente richieste dal mercato.
Privacy Manager, esperti di Data Governance, Data Protection Designer, e soprattutto il Privacy Officer

Fonte: Privacy, già in crisi i DPO: prevalgono altre figure

 

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5 errori da evitare nell’aggiornare i modelli 231 ai reati tributari

Con il Decreto Legge del 26 ottobre 2019, n. 124, convertito in Legge il 18 dicembre 2019, è stata estesa la responsabilità amministrativa dell’ente a condotte delittuose in materia tributaria.

L’aggiornamento dei modelli 231 ai reati tributari, richiede grande attenzione in considerazione delle sanzioni previste dal legislatore.
Sono 5 gli errori in cui è possibile cadere nell’effettuare tale aggiornamento. Vediamoli in modo molto veloce!

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  1. Non effettuare verifiche  circa la congruità e la corrispondenza dei dati registrati in contabilità ed i servizi/prestazioni effettivamente acquistati/erogati dalla Società
  2. Non effettuare verifiche sulla corretta tenuta dei registri contabili e sulla corrispondenza delle scritture contabili
  3. Non definire correttamente le deleghe in materia fiscaleImmagine
  4. Non prevedere flussi informativi periodici con lo scopo di agevolare le attività di verifica sulle spese effettuare e sulle fatture attive e passive emesse
  5. Non definire un protocollo specifico ai reati tributari nella parte speciale della documentazione modello 231La prossima settimana ti illustrerò altri 5 errori da evitare nell’aggiornamento dei modelli 231 ai reati tributari.
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Nuova versione di Kit aggiornamento modelli 231 ai reati tributari

E’ disponibile la nuova versione 2.0 di Kit aggiornamento modelli 231 ai reati tributari.

Il prodotto è stato ulteriormente arricchito con i tutorial per realizzare la valutazione rischi reati tributari e un esempio di Parte speciale Modello 231 reati tributari, inserendo nel kit:
_1) Matrice valutazione rischi reati tributari, con elenco dei processi interessati a tali reati – utile per realizzare la valutazione dei rischi in modo guidato
_2) Software valutazione rischi reati tributari.
Questo software consente di realizzare la valutazione rischi reati tributari con calcolo in automatico del livello di rischio e individuazione automatica delle misure di prevenzione da applicare, partendo dal singolo processo interessato e dal singolo reato tributario. Viene così generato il report di valutazione rischi reati tributari da allegare al sistema documentale 231
_ 3) Esempio Modello 231 Parte speciale reati tributari –

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REATI TRIBUTARI E MODELLI 231 – LE SANZIONI PECUNIARIE E INTERDITTIVE

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La Legge 19 dicembre 2019, n. 157, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre 2019, ha convertito con modificazioni il decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124 “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili” introducendo importanti novità in materia di reati tributari e responsabilità amministrativa degli enti.

Scarica il pdf con la tabella reati/sanzioni pecuniarie/sanzioni interdittive

Tabella reati tributari/sanzioni

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Sicurezza del lavoro – Le indicazioni operative per il rischio Coronavirus

Ai fini della prevenzione del rischio coronavirus nei luoghi di lavoro, si riportano le indicazioni operative del Ministero della Salute.

Con riguardo, specificatamente, agli operatori di cui all’oggetto si rappresenta
preliminarmente che, ai sensi della normativa vigente (d. lgs. 81/2008), la responsabilità di tutelarli
dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente.

1 Si raccomanda di utilizzare solo informazioni disponibili presso i siti WHO (www.who.int), ECDC (www.ecdc.eu), Ministero
Salute (www.salute.gov.it), ISS (www.iss.it).
3
Le misure devono tener conto della situazione di rischio che, come si evince dalle
informazioni sopra riportate, nel caso in esame è attualmente caratterizzata in Italia dall’assenza di
circolazione del virus.
Inoltre, come si evince dalla circolare del 31/1/2020 relativa all’identificazione dei casi e dei
contatti a rischio, questi ultimi sono solo coloro che hanno avuto contatti ravvicinati e protratti con
gli ammalati.
Pertanto, ad esclusione degli operatori sanitari, si ritiene sufficiente adottare le comuni misure
preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria, e in particolare:
• lavarsi frequentemente le mani;
• porre attenzione all’igiene delle superfici;
• evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali.
• adottare ogni ulteriore misura di prevenzione dettata dal datore di lavoro.
Ove, nel corso dell’attività lavorativa, si venga a contatto con un soggetto che risponde alla
definizione di caso sospetto di cui all’all. 1 della circolare Ministero Salute 27/1/2020 (che aggiorna
quella precedente del 22/1/2020)2
, si provvederà – direttamente o nel rispetto di indicazioni fornite
dall’azienda – a contattare i servizi sanitari segnalando che si tratta di caso sospetto per nCoV.
Nell’attesa dell’arrivo dei sanitari:
• evitare contatti ravvicinati con la persona malata;
• se disponibile, fornirla di una maschera di tipo chirurgico;
• lavarsi accuratamente le mani. Prestare particolare attenzione alle superfici corporee
che sono venute eventualmente in contatto con i fluidi (secrezioni respiratorie, urine,
feci) del malato;
• far eliminare in sacchetto impermeabile, direttamente dal paziente, i fazzoletti di carta
utilizzati. Il sacchetto sarà smaltito in uno con i materiali infetti prodottisi durante le
attività sanitarie del personale di soccorso.